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Quale sarà la nostra estate?

15-04-2020 21:50

Matteo Marino

Riflessioni, estate, estate2020, plexiglass, coronavirus, box, spiaggia,

Quale sarà la nostra estate?

Allo scoccare della mezzanotte e con l’arrivo del 2020 di certo, nessuno si sarebbe immaginato di vivere pagine di storia cosi drammatiche, eppure siamo qui a..

 

 

 

Quale sarà la nostra estate?

 

 

Allo scoccare della mezzanotte e con l’arrivo del 2020 di certo, nessuno si sarebbe immaginato di vivere pagine di storia cosi drammatiche, eppure siamo qui a viverle, raccontarle ed affrontarle come il più temerario degli eroi, che affronta il suo cattivo di turno, sconfiggendolo e riportando la pace e la serenità.

 

La questione si fa sempre più “strana” se si pensa all’arrivo della stagione estiva e a tutto ciò che essa porta con sè, feste, aperitivi, spiagge e molto molto altro che per sintesi racchiuderemo in una sola parola: assembramenti.

 

Sono giorni che leggo di articoli sulla ripartenza, quando ancora contiamo circa 600 morti al giorno, leggo di regioni che premono sulla manutenzione delle strutture balneari per non farsi trovare impreparati: io mi chiedo, impreparati da cosa!?

Io, la mia agenzia, le persone che hanno collaborato, collaborano e spero lo faranno ancora in futuro, sappiamo bene quanto l’estate rappresenti il periodo più proficuo dell’anno, dove il nostro lavoro si inserisce in qualunque scenario possibile.

 

Sento, però, solo baggianate su baggianate.

 

Proviamo a metterci nei panni di qualunque titolare di struttura balneare che già da un mese a questa parte avrebbe cominciato a ragionare sull’impostazione della stagione estiva 2020 e che adesso si trova spiazzato e con tutti i problemi annessi e connessi al periodo, profondamente in ritardo sulla tabella di marcia di tutto ciò che comporta un apertura stagionale.

 

Analizziamo insieme i vari problemi.

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Generalmente le strutture cominciano ad essere montate, col favore del bel tempo, già dai primi giorni del mese di maggio, per almeno un mese di lavori, quindi considerando la sospensione dell’apertura, una delle problematiche da gestire è il fattore tempo.

Qualunque ipotesi veda lo sblocco della stagione, ci vorrà sempre un mese per permettere alle strutture di essere operative, con i relativi controlli dei vari enti preposti, che già in tempi di pace, portano via molto tempo.

 

Ma facciamo finta che tutto questo non rappresenti un problema di tempo, fiduciosi della collaborazione di personale che riesca a dimezzare i tempi di realizzazione. 

Si pone, però,  la questione pratica di come usufruire praticamente delle spiagge di tutta Italia.

Il distanziamento rappresenta l’ostacolo maggiore, considerando soprattutto il fatto che non ci troviamo in una piazza di una qualunque città, ma in spiaggia, sotto il sole, condizione in cui mantenere la distanza minima sarà pressoché impossibile.

La proposta che sta circolando in questi giorni è quella di utilizzare schermature di plexiglass per creare delle “gabbie” trasparenti di 4,5 metri, con un bell’ombrellone e relative sdraio in mezzo, i bambini che giocano quasi a contatto col “metacrinato” che potrebbe divenire davvero ustionante. Ottima prospettiva non trovate? 

Tralasciamo anche questa ulteriore problematica, che pur di andare a mare nel 2020 forse saremo disposti a superare, ma le strutture avrebbero davvero il potenziale di acquisto di questa enorme quantità di materiale, per poi non farsene nulla nel giro di un anno?

 

Siamo abituati a strutture che hanno una concentrazione di non meno di 100 ombrelloni e relative sdraio e di dati addirittura quadruplicati  nelle strutture più imponenti e ogni anno, lavorando nel settore (fornisco servizi d’intrattenimento), rilevo il malcontento comune  di non riuscire quasi a recuperare gli investimenti fatti e di non riuscire a fare cassa. Immaginiamo, dunque una stagione partita in ritardo, con una clientela pari a 1/3 del normale, che secondo simulazioni dovrebbe alternarsi per non creare sovraffollamenti.

E’ davvero sostenibile tutto ciò?

 

Ci sono una miriade di varianti di cui ancora non abbiamo tenuto conto, come per esempio la disponibilità economica delle persone o che, secondo lo stesso principio del distanziamento sociale, tutte le spiagge libere dovrebbero essere chiuse, perché come si fa garantire tutto ciò in un area pubblica lasciata all’autogestione della popolazione, se già per il Lunedì dell’Angelo i barbecue hanno visto la loro realizzazione nei tetti dei condomini?!

 

Il confronto è aperto con l’augurio che presto tutto questo assuma la sensazione di brutti ricordi lontani e che, come mi piace affermare in questi tempi, potremmo presto tornare a #festeggiarelavita.